Mortalità e riscaldamento globale: inquinamento è vero killer, indispensabile migliorare la qualità dell’aria

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di Vincenzo Patella*

Come è noto l’impatto del riscaldamento globale sulla salute umana è indicato in diversi rapporti dell’ OMS, (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel quale vengono specificati che le maggiori preoccupazioni provengono dal fatto che tale fenomeno è associato ad un aumento della concentrazione dell’inquinamento atmosferico. Recentemente, anche nell’ultima relazione dell’ AEA (Agenzia europea dell’ambiente), è possibile leggere che fino al 96% della popolazione urbana dell’Unione Europea è esposta a concentrazioni di particolato di polveri sottili superiori agli indici di soglia forniti dalle linee guida dell’OMS. All’inquinamento legato alle emissione in atmosfera di residui della combustione da idrocarburi, vi è anche la formazione di particelle dovute ad un aumento della temperatura globale, nonché la presenza di gas come l’ozono, che nell’insieme costituiscono una miscela di particolato nell’atmosfera detta PM. Tuttavia, in realtà il PM ambientale è una miscela di particelle eterogenee, generate da processi diversi con dimensioni variabili da 2,5 a 10 micron, la frazione di particolato con PM di 2,5 micron è denominato anche con il termine di particelle fini, mentre la frazione di particolato con PM al di sotto di 0,1 micron sono dette anche particelle ultra fini. Quest’ultime sono anche esse costituite da una composizione chimica variabile ma ovviamente hanno un comportamento atmosferico più volatile per le loro dimensioni minori. Va inoltre osservato, che sebbene la frazione ultrafine rappresenta meno dell’1% della massa di particolato è quella sospettata di provocare maggiori danni sulla popolazione esposta. Questa miscela di particolato, raggiungendo le parti più profonde dell’albero bronchiale, provoca gli effetti infiammatori maggiori e procancerogeni della mucosa bronchiale. Inoltre, il PM è direttamente coinvolto anche in altre malattie, come le malattie cardiovascolari, tra cui la cardiopatia ischemica e lo scompenso cardiaco, che sono dovuti soprattutto dovuto allo stress ossidativo della risposta infiammatoria, che in modo diverso ha effetti negativi a breve e a lungo termine sulla salute umana.  È stato anche dimostrato anche che l’esposizione all’ozono e al  PM 2,5 può causare effetti negativi per la salute, causando malattie polmonari come il cancro del polmone. Recenti studi quantificano la mortalità globale legata all’inquinamento atmosferico da diversi campi di emissioni, il che suggerisce che il controllo dell’inquinamento dell’aria in  specifiche regioni possa essere una strategia efficace per ridurre la mortalità.

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Recenti previsioni indicano che i cambiamenti climatici persisteranno per molti secoli (IPCC, 2013), e ciò significa che dovremmo far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici almeno per i prossimi 50 anni. Dal momento che il cambiamento climatico è già in atto e le sue conseguenze non potranno essere evitate, la riduzione dei gas serra e degli altri fenomeni che sono alla base del cambiamento attuale potranno solo limitare la velocità con cui avviene il fenomeno del surriscaldamento, mentre le misure di adattamento (prevenzione) possono minimizzare le possibili conseguenze negative e prevenire gli eventuali danni derivanti dai cambiamenti climatici. Quindi allo sforzo dei ricercatori di collaborare a livello multidisciplinare tra di loro, al fine di trovare delle soluzioni efficaci, si dovrà aggiungere anche il ruolo della politica, delle istituzioni, delle imprese e degli stessi cittadini, che dovranno essere determinati nel realizzare la lotta ai cambiamenti climatici limitandone le conseguenze sulla salute. La possibilità di esplorare nuove strategie protettive vanno esplorate anche nel campo della dieta, ovvero ad esempio le potenzialità della dieta mediterranea come potenziale antiossidante sulle popolazioni esposte maggiormente a fonti inquinanti aerodisperse. In tal senso, gli  interventi dei singoli governi  e delle istituzioni saranno efficaci se anche il grado di consapevolezza dei cittadini e dei professionisti del settore (come scienziati, architetti e urbanisti), sapranno verificare continuamente i risultati raggiunti dalle varie proposte fatte dalla comunità scientifica.

*Responsabile centro aziendale provinciale ASL Salerno
per la cura delle malattie allergologiche e immunologiche gravi
Professore incaricato presso la Scuola di Specializzazione
di Allergologia e Immunologia Clinica
Facolta’ di Medicina e Chirurgia
Universita’ di Napoli, Federico II

 

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