Smog, criminalità, mobilità e sport, l’ambiente è il comun denominatore

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Il commissario europeo all’Ambiente, il maltese Karmenu Vella, ha informato il portavoce dell’omonima commissione, l’italiano Enrico Brivio durante il briefing quotidiano di ieri, che la Commissione Europea attende entro oggi febbraio 2018, misure aggiuntive “credibili” volte a contrastare l’inquinamento atmosferico da parte di nove Paesi, tra cui l’Italia.

E mentre Bruxelles si dispera affinché vengano contenuti i livelli di inquinamento dell’aria, un gruppo di scienziati Usa della Columbia Business School di New York, sostiene che lo smog inquina non solo il corpo ma, anche la mente.L’esposizione fisica e mentale all’inquinamento atmosferico può – secondo gli studiosi – portare a cattivi comportamenti e risulta direttamente collegata per esempio, a omicidi, furti, truffe etc.                               Il lavoro dei ricercatori a stelle e strisce è pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science e le cause potrebbero dipendere, almeno parzialmente, da un aumento dell’ansia (già appurato da precedenti studi).

La prestigiosa università Columbia Business School di New York

I ricercatori hanno esaminato i dati sullo smog atmosferico analizzando i 6 maggiori  inquinanti dal particolato al biossido di zolfo e, sulla criminalità, 7 categorie tra cui omicidi, aggressioni e rapine in più di 9mila città americane in un lasso temporale di 9 anni.            Il risultato è stato che più nelle città era alto il livello di smog, più tendeva ad aumentare il livello di criminalità.                                                                                                  Secondo la World Bank, l’inquinamento  costa 5 trilioni di dollari l’anno (un trilione equivale a mille miliardi secondo i sistemi di calcolo di Italia, Francia e Germania e un miliardo di miliardi secondo quelli di USA e GB).                                                                                I soldi spesi quindi per ripulire i cieli dallo smog e dall’inquinamento, potrebbero essere gli stessi utilizzati per combattere la criminalità. Più l’aria è pura, infatti, più sono puri gli uomini.                                                                                                                          E mentre vengono alla luce i danni provocati dall’inquinamento e sono pronte a scattare procedure di infrazione per il troppo smog, uno dei colossi mondiali delle auto e delle moto, la Suzuki, si dice pronta a frenare sullo sviluppo elettrico. E lo fa per bocca del suo stesso presidente, Osamu Suzuki, intervistato dal noto mensileQuattroruote, in occasione del Quattroruote Day. Il numero uno della casa giapponese infatti, ha affermato che ipotizza per  “il 2050-2060 una diffusione dell’elettrico su larga scala”.                                          Gli fa eco il ceo Toshihiro Suzuki, sostenendo che “c’è chi dice che tra 2030-2040 il motore elettrico potrà essere comune ma è difficile immaginare quando davvero arriverà il momento”, specificando che “se l’Europa cambiasse metà dei veicoli in strada con veicoli elettrici servirebbero 18 nuove centrali nucleari per alimentarli”, proprio in un epoca in cui, sottolinea, parecchie nazioni riflettono sull’opportunità della scelta nucleare. “Molti impianti – ribadisce – hanno più di 30 anni e quindi vanno rinnovati”. In queste condizioni conclude è “difficile immaginare il futuro”.

Il presidente della Suzuki, Osamu Suzuki

E se l’industria è perplessa il mondo sportivo punta nettamente sull’innovazione e sullo zero emissioni.                                                                                                                  Non ha dubbi il noto campione Loris Capirossi, tre volte campione mondiale di motociclismo, che dice di preferire la moto elettrica a quelle con motore a scoppio perché “è una moto pulita e in più ha che non fa rumore”. “L’ho provata in più occasioni e sono rimasto colpito dal livello che ha attualmente, poi è anche una moto facile da guidare, con una distribuzione di pesi ottimale”.                                                                          “Siamo partiti dai due tempi, siamo arrivati ai quattro tempi, adesso sta arrivando anche la moto elettrica. Si va avanti, si cerca sempre di migliorare e se possiamo dare una mano all’ambiente, perché no?”. Il futuro – conclude dal palco l’ex campione durante la presentazione della prossima FIM MotoE World cup, il primo campionato motociclistico interamente elettrico e riconosciuto dalla Federazione internazionale motociclistica “ha un suono diverso, ed è naturale”.

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