Il “politicamente corretto” è una dittatura? Lettera22 ha messo politici e giornalisti a confronto

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Il politicamente corretto è lo strumento di una nuova dittatura ideologica? Essere politicamente corretti e nel contempo realisti e democratici è possibile? Lettera22 ha cercato di dare delle risposte mettendo a confronto politici di vari schieramenti e giornalisti

 

Lettera22, l’associazione nazionale di stampa che raggruppa circa 400 tra giornalisti e operatori impegnati nel campo dell’informazione, ha organizzato lo scorso giovedì (17 maggio) un convegno dal titolo “La dittatura del politicamente corretto” tenutasi  presso l’istituto Dante Alighieri in Roma.                                                                                    Ma se è vero che il politicamente corretto è una dittatura, vuol dire che il politicamente corretto è contro la democrazia? Quella stessa democrazia che i cosiddetti politicamente corretti sostengono invece di esserne paladini?                                                              C’è davvero una sorta muro di gomma che assorbe e respinge ogni forma di pensiero o espressione che non sia inquadrabile nel buonismo o nella moda dominante del momento? Siamo davvero ritornati all’epoca del pensiero unico ove il dissenso viene perseguito? Magari non più con la privazione dei diritti politici e della libertà personale ma, con la crocifissione mediatica, con l’isolamento politico ottenuto mediante critica effettuata a campana singola, mirante a colpevolizzare il “dissidente” e creandogli attorno una cappa di pubblico ludibrio.

Su queste tematiche si sono confrontati politici e giornalisti: Armando Siri della Lega, Maurizio Gasparri di Forza Italia, Francesco Verducci del Pd, Dino Giarrusso del M5S, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, e i giornalisti Paolo Corsini, Alessandro Giuli, Serena Bortone, Alessandro Sansoni, Giampaolo Rossi e Laura Tecce. A introdurre i lavori Gennaro Sangiuliano vicedirettore del TG1. “Il PUDPC è il partito più potente in Italia, è il partito unico del politicamente corretto, lo strumento con cui le élite della globalizzazione vogliono perpetrare il loro dominio. Non c’è dubbio che negli ultimi anni ci sia stata la narrazione di una sola parte, una vulgata imposta a tutti, senza alcun vaglio critico”, ha osservato il senatore Siri. “L’informazione pubblica – ha aggiunto – deve tornare a essere aperta a tutti i sentire culturali del Paese”. Di idee completamente opposte invece il democratico Verducci: “Mi pare che oggi stia dominando il politicamente scorretto”. Giarusso ha ricordato una poesia Letta da Benigni in Rai: “Se nasce un mongoloide è una cosa triste ma se nasce un fascista è peggio”, riferita a Giorgio Almirante. “A Benigni nessuno contestò una poesia così violenta. Oggi esiste sicuramente un conformismo culturale”. “Già parlare di dittatura del politicamente corretto è un atto di coraggio in questa Italia” ha spiegato Paolo Corsini. “Il politicamente corretto è quello che ha portato ad assegnare ad Obama il Nobel per la   ” ha osservato Maurizio Gasparri, che ha aggiunto: “ci sono verità che non vengono raccontate in ossequio al politicamente corretto”.

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